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La
Tradizione indù, nel suo complesso, è essenzialmente fondata sui Veda,
parola che significa Conoscenza tradizionale per eccellenza e Scienza
Sacra. Le diverse concezioni metafisiche e cosmologiche dell'India sono
sviluppi, "punti di vista" (darsana),
per nulla incompatibili, dell'unica dottrina costituita dai Veda,
principio e fondamento di tutti i Rami derivati.
Vedanta
Advaita
Il
Vedanta
Advaita è metafisica tradizionale e come tale s'interessa di ciò
che è "al di là della Fisica", della Natura, delle forme
grossolane e sottili, del sostanziale, dell'Uno stesso principiale, del
Dio-persona; al di là dell'oggettivo e del soggettivo, al di là di
ogni possibile polarità.
Ciò
implica che il Vedanta
Advaita porta all'Assoluto inqualificato, alla Costante,
all'Infinito, al Non-Essere in quanto puro e unico Essere,
all'Incondizionato, all'Uno-senza-secondo. Da ciò si può dedurre che
tale dottrina implica l'esclusione di ogni forma di panteismo,
immanentismo e psichismo.
Mandukya
Upanisad
Costituisce
l'opera più significativa e più profonda, in senso filosofico e
dottrinario, del Vedanta Advaita.
L'Upanisad e le karika-versi
di Gaudapada sono commentate da Sankara che confuta le tesi
interpretative di alcuni darsana
della filosofia induista e buddhista. Le note di Raphael, utili per
l'occidentale, apportano un contributo notevole alla tematica metafisica
e illuminanti chiarimenti dottrinari.
(pp.
336 £ 30.000 = e
15,49)
Cinque Upanisad
Le
Upanisad sono parte integrante dei Veda e costituiscono il Vedanta
stesso nella sua essenza. Il termine upanisad
indica che esse sono destinate a distruggere l'ignoranza-avidya. La Isa è una
delle Upanisad maggiori più
antiche e in essa Sankara ha trovato la formulazione concisa del suo
insegnamento. Queste cinque Upanisad
sono commentate da Raphael che, aderente al testo, ne dilucida i vari
punti inquadrandoli ed estendendoli nel contesto dell'insegnamento
tradizionale in modo da fornire al lettore la chiave per comprendere il
loro linguaggio simbolico, figurato e analogico.
(pp.
180 £ 20.000 = e
10,33)
Gaudapada,
Oltre la danza di Siva (Mandukyakarika)
Il
commento di Raphael alla Mandukyakarika
è di grande aiuto per il ricercatore occidentale non introdotto nella
vasta tematica induista e buddhista. Inoltre, mette in evidenza
l'aspetto "operativo" presente in questo testo rapportando i
tre stati dell'Essere, descritti dall'Upanisad, con i cakra e la
progressione realizzativa alchemica; e per dare una "visione"
dell'Unità dell'Insegnamento tradizionale ha inserito degli schemi
riguardanti i piani esistenziali e la costituzione dell'ente secondo il Vedanta,
il Taoismo, la Qabbalah, il Buddhismo
e la Filosofia di Plotino.
(pp.
192 £ 20.000 = e
10,33)
Brahmasutra
con il commento di Sankara
Il
Brahmasutra è una delle "fonti" del Vedanta insieme alle Upanisad e
alla Bhagavadgita. L'Autore,
Badarayana-Vyasa, prende in esame i passi più significativi delle Upanisad
con l'intento di mostare come un motivo conduttore unico le pervada.
La sua struttura estrememente sintetica impedisce di fatto
l'intelligibilità dell'opera: da qui i Commenti che sono stati fatti da
varie scuole e posizioni filosofiche anche contrastanti. Sankara lo ha
commentato dalla prospettiva Advaita
e da tale prospettiva, essenzialmente metafisica, le apparenti
contraddizioni, che da un approccio monisrico o dualistico, oppure da
una lettura semplicemente letterale, emergono tra le affermazioni delle Upanisad
scompaiono per svelare l'intrinseca unità della visione
upanisciadica della Realtà.
(pp.
2408 £ 250.000 = e
129,11)
Brahmasutra
con il commento di Raphael
Il
Brahmasutra è una delle "fonti" del Vedanta insieme alle Upanisad e
alla Bhagavadgita. L'Autore,
Badarayana-Vyasa, prende in esame i passi più significativi delle Upanisad
con l'intento di mostare come un motivo conduttore unico le pervada.
La sua struttura estrememente sintetica impedisce di fatto
l'intelligibilità dell'opera: da qui i Commenti che sono stati fatti da
varie scuole e posizioni filosofiche anche contrastanti. Sankara lo ha
commentato dalla prospettiva Advaita
e da tale prospettiva, essenzialmente metafisica, le apparenti
contraddizioni, che da un approccio monisrico o dualistico, oppure da
una lettura semplicemente letterale, emergono tra le affermazioni delle Upanisad
scompaiono per svelare l'intrinseca unità della visione
upanisciadica della Realtà.
Badarayana, un saggio
che per autorità e realizzazione coscienziale è stato identificato a
Vyasa, il rishi che ordinò i testi dei Veda, del
Mahabharata e dei Purana, ha codificato in questa sua opera
l’insegnamento del Vedanta esposto nelle Upanisad.
L’intento di Badarayana è quello di dare la giusta prospettiva di
interpretazione dei più profondi e significativi contenuti delle
Upanisad. Ciò si era reso necessario per alcuni aspetti unilaterali
di alcune scuole di pensiero ortodosse, che accettano la tradizione, sia
non-ortodosse. Il Brahmasutra ripropone, nella loro semplice
incisività, le asserzioni della Sruti e della Smrti
mostrando la loro concordanza e non contrapposizione nel riconoscere il
Brahman non-duale o nirguna quale ultima Realtà.
Raphael, nel suo
Commento, sottolinea come
Badarayana
non
combatte le varie tesi ma fa comprendere che i loro postulati non
possono rappresentare la Verità ultima com’è esposta nei Veda-Upanisad.
Inoltre, mette in risalto i due aspetti – dottrinale e
pratico-realizzativo – presenti nel Testo e traccia brevi ma illuminanti
confronti con altre correnti filosofiche (dualismo, idealismo, realismo,
teismo, ecc.); e con opportuni accostamenti alla Filosofia di Parmenide,
Platone, Plotino ecc., evidenzia l’unità della Tradizione unica
universale a livello metafisico.
(pp.
448 Eu
24,00)
Bhagavadgita
(Il Canto del Beato)
La
Gita, con le Upanisad
classiche e il Brahmasutra,
costituisce la triplice scienza del Vedanta.
L'opera coordina e codifica i vari sentieri yoga,
ma contiene soprattutto un insegnamento d'iniziazione per lo ksatriya, o via di azione iniziatica, e da questa prospettiva può
essere di fondamentale importanza per gli occidentali che sono in genere
più per l'"azione" che per la "contemplazione".
Nella
"Prefazione" al libro Raphael indica quattro punti essenziali
per comprendere il testo nella sua giusta dimensione. Egli, ponendosi
dalla prospettiva del Vedanta
Advaita, concilia quelle apparenti contraddizioni che potrebbero
sconcertare il ricercatore. Alla fine di ogni capitolo Raphael, oltre a
proporre una sintesi del capitolo stesso, mette in evidenza alcuni punti
sviluppandoli sotto l'aspetto psicologico, filosofico, iniziatico e
metafisico.
(pp.
452 £ 30.000 = e
15,49)
Uttaragita
(Il Canto successivo)
L'Uttaragita porge l'istruzione nella consueta forma di dialogo tra
Istruttore e discepolo. L'intento è di approfondire lo stato di Colui
che ha conseguito la Realizzazione. L'opera
consta di 119 versi distribuiti in tre capitoli in cui si esaminano:
la natura del Sé, le diverse modalità di meditazione e gli ostacoli
che si oppongono alla Conoscenza. Lungo il commento sono stati riportati
dei passi dalle Enneadi che
rispondono perfettamente alla visione del
Vedanta Advaita.
(pp.
112 £ 20.000 = e
10,33)
Drigdrisyaviveka
(Discriminazione tra Sé e non-Sé)
Questo
testo costituisce una necessaria introduzione ai testi del Veanta,
soprattutto quello Advaita.
Esso presenta un metodo discriminativo razionale per distinguere
l'osservatore (drig) dallo
spettacolo (drisya), il Sé
dal non-Sé. I 46 sutra sono
commentati da Raphael che si sofferma sulla dottrina Advaita
esponendone i capisaldi inerenti al testo. Nel suo ampio commento egli
ha correlato molti passi dell'insegnamento di Plotino con quello del Vedanta,
facendo risaltare punti di convergenza e, a volte, di identità.
(pp.
128 £ 20.000 = e
10,33)
Sankara,
Vivekacudamani
(Il gran gioiello della discriminazione)
In
questa sua opera in forma di dialogo Sankara codifica la dottrina del Vedanta
Advaita (Non-dualità) e presenta il sentiero operativo (Advaitavada o Asparsavada)
per la sua attuazione.
La
traduzione e il commento di Raphael sono tali da favorire la
comprensione del testo da parte dell'occidentale senza per questo
tradirne lo spirito e la lettera.
Meditato
a fondo, il testo concede all'aspirante la giusta posizione coscienziale
per la trascendenza totale.
(pp.
452 £ 30.000 = e
15,49)
Sankara,
Aparoksanubhuti
(Autorealizzazione)
Questo
breve trattato di metafisica realizzativa presenta quindici mezzi o
passi (alcuni dei quali li ritroviamo anche nello Yogadarsana
di Patañjali) tramite cui raggiungere la Conoscenza-Realizzazione e
costituisce, così, un valido aiuto per coloro che vogliono percorrere
la Via del Vedanta Advaita, la Via
del senza sostegno (Asparsavada).
Il commento di Raphael è aderente alla Tradizione Advaita e stimola adeguatamente la coscienza del lettore a un vero
vivere metafisico.
(pp.
176 £ 20.000 = e
15,49)
Opere Minori di Sankara
In
questi scritti, brevi ma di grande portata, Sankara sviluppa la tematica
della Non-dualità (Advaita)
con un rigore filosofico non inferiore alla sue opere più conosciute.
Una
preziosa raccolta di venti tra scritti filosofici e inni a cui Sankara
affida sia il compito di delucidare aspetti particolari della dottrina
upanisciadica della Non-dualità, da lui codificata, che quello di agire
da stimolo per il ricercatore a vivere tale dottrina e a realizzarla. Da
segnalare in particolare nel primo volume
Vakyavritti (L'esposizione della sentenza), nel secondo Atmabodha
(La conoscenza del Sé), nel terzo Sadacara
(La Via dell'Essere).
(tre
volumi acquistabili separatamente. Ogni volume £ 20.000 = = e 10,33)
Sankara,
Upadesasahasri (L'Istruzione
in un migliaio di versi)
In
quest'opera scritta in forma di "dialogo" Sankara si rivolge
ai suoi discepoli diretti e descrive la modalità con cui dovrà essere
insegnato il metodo per conseguire l'Illuminazione. Egli indica come le
risposte ai discepoli futuri debbano sempre basarsi sull'esperienza
diretta e sulla Sruti.
Un'ampia "Introduzione" all'opera chiarisce i punti
fondamentali dell'Advaita,
indicando al lettore la giusta posizione coscienziale per intraprendere
la lettura, l'ascolto, la riflessione, la meditazione
e l'assimilazione dell'"Istruzione".
(pp.
586 L. 45.000 = e 23,24)
Sadananda,
Vedantasara (l'Essenza
del Vedanta)
Sadananda
Yogindra (XV sec. d.C.),
dell'Ordine monastico sankariano Sarasvati,
in questa sua opera espone la dottrina metafisica della Non-dualità (Advaita). Il Vedantasara,
che può reputarsi derivato dal Brahmasutrabhasya
di Sankara, di cui sintetizza i punti e gli argomenti principali, può
essere considerato, sia per la struttura che per le citazioni contenute,
un vero e proprio manuale, universalmente riconosciuto, di filosofia Vedanta.
(pp.
192 L. 23.000 = e 11,88)
Raphael,
La
Via metafisica
Questo
è il sentiero della "freccia", il sentiero metafisico, la Via
del Fuoco incolore. La metafisica si occupa della Realtà ultima delle
cose, della Costante universale, dell'Assoluto o Infinito che è di là
dal tempo, dallo spazio e dalla causa. E' per quei pochi che posseggono
audacia intelligente, che si sentono "pronti" a rimanere
"senza sostegni" (asparsa) trascendendo di colpo il divenire conflittuale per
realizzare l'identità con l'Uno-senza-secondo.
(in
La Triplice Via del Fuoco, pp. 224 £ 25.000 = e 12,91)
Raphael,
Il
Sentiero della Non-dualità
Una
risposta profondamente filosofica e metafisica al problema del Dualismo
e del Monismo alla luce dell'Ajativada
(Dottrina della non-generazione) di Gaudapada e dell'Advaitavada
(Dottrina della non-dualità) di Sankara. La "visione" dell'Ajativada
è confrontata con quella di Parmenide per il quale l'Essere è
e non diviene, è permanente e non soggetto a nascita (a-jati).
(pp.
132 £ 20.000 = e 10,33)
P.
Martin-Dubost, Sankara
e il Vedanta
L'Autore
fornisce valide indicazioni storiche sulla vita e sulle opere di Sankara,
chiarendo i punti fondamentali della dottrina della Non-dualità
presentata dal grande advaitin.
Un libro stimolante per coloro che sono interessati a una maggiore
comprensione del Vedanta Advaita
che, per usare le stesse parole di Martin-Dubost, «non è un darsana
(punto di vista) che viene a rivaleggiare con le altre scuole ma le
illumina dall'interno, e mostra a tutti che una Verità unica polarizza
tutto l'insieme».
(pp.
196 £ 20.000 = e 10,33)
M.
Piantelli, Sabkara
e il Kevaladvaitavada
Il
libro che il prof. Mario Piantelli ha scritto su Sankara comprende
un'approfondita discussione delle fonti, un elenco delle opere ascritte
a Sankara, un panorama dettagliato della sua vita nella storia e nella
leggenda, una parte dottrinale corredata da numerose citazioni e note
esplicative e infine un'ampia ed esauriente bibliografia. Un'opera
preziosa e utile per far conoscere «uno degli esponenti massimi del
pensiero indiano di tutti i tempi che solo a poco a poco comincia ad
esser noto in Occidente al di fuori dei ristretti confini del mondo
accademico».
(pp.
368 £ 30.000 = e 15,49)
K.S.
Chandar, Divina
fonte di ispirazione
Questo
libro è l'espressivo racconto della giovinezza, dell'iniziazione e
della funzione dell'attuale Sankaracarya di Sringeri, sede di uno dei
monasteri-matha fondati da Sankara.
Egli rappresenta la guida a cui milioni di persone di ogni ceto sociale
e di ogni professione si rivolgono costantemente e con grande
fiducia-fede per questioni riguardanti sia l'aspetto spirituale che
quello culturale ed esistenziale.
(pp.
232 £ 25.000 = e 12,91)
Candrasekharendra
Sarasvati, L'appello dell'Acarya (I discorsi
di Madras)
Il
libro comprende i discorsi di Sua Santità Sri Candrasekharendra
Sarasvati, il 68° Sankaracarya del cenobio sankariano di Kañci,
durante la sua permanenza a Madras negli anni 1957-60. L'Acarya cerca di
risvegliare negli ascoltatori il riconoscimento della grandezza della
loro Tradizione spirituale, il Sanatanadharma,
stimolandoli ad abbracciarla con la più assoluta fiducia e a metterla
in pratica per il proprio benessere e per quello dell'Umanità.
(pp.
208 £ 25.000 = e 12,91)
Svami
Nikhilananda, L'uomo
alla ricerca dell'immortalità
L'argomento
viene svolto alla luce delle principali Upanisad:
la Katha per quanto riguarda la natura
dell'atman, la Mandukya
per i tre stati dell'Essere, la Chandogya
per la grande sentenza "Tat tvam asi" (Tu sei Quello) e infine
la Taittiriya per quanto riguarda le
cinque guaine che velano il jivatman.
(pp.
136 £ 20.000 = e 10,33)
Yoga
Parañjali,
La
Via regale della relizzazione
Patañjali
ha codificato in quest'opera il darsana
Yoga. Conosciuta come Yogasutra,
essa espone la dottrina e la pratica del Rajayoga,
lo Yoga regale che propone la
trascendenza dell'individualità facendo leva soprattutto sulla volontà
spirituale. Per questo può essere accostato all'Alchimia occidentale.
Raphael ha tradotto e commentato l'opera rimanendo aderente alla
Tradizione dei Veda-Upanisad ed è solo collocandola in questo contesto che essa può
essere compresa nella sua giusta dimensione spirituale, filosofica ed
etica.
(pp.
176 £ 25.000 = e 12,91)
Raphael,
Essenza
e scopo dello Yoga
Entrata
a far parte del linguaggio corrente, la parola yoga
è spesso poco compresa. Nella sua vera accezione essa significa
"unione", "reintegrazione" per cui si può dire che
la finalità dello Yoga è
quella di ricongiungere o "colmare la scissura" tra la
coscienza individuata e la Coscienza universale.
Raphael
offre in questa sua opera una sintesi conoscitiva e operativa dei vari
sentieri yoga: Hatha,
Karma, Bhakti, Raja,
Jñana e Asparsa.
Un libro
prezioso per coloro che sono intenzionati a percorrere una via
realizzativa, e utile per tutti coloro che avvertono l'esigenza di
essere correttamente informati sul significato e le finalità dello Yoga.
(pp.
128 £ 20.000 = e 10,33)
Svami
Siddhesvarananda, Pensiero
indiano e Mistica carmelitana
Svami
Siddhesvarananda, fondatore del Centro
Vedanta Ramakrishna di Gretz in Francia, è molto conosciuto sia in
India che in Europa dove, per lunghi anni, ha contribuito alla
presentazione della dottrina Vedanta.
In questo libro lo Svami mostra l'intima relazione che esiste tra la
religione cristiana e la spiritualità indù sul piano mistico. Inoltre
mette in risalto l'ascesi-sadhana
di San Giovanni della Croce, quella del bhakta
(devoto) e del jñani
(conoscitore), con significativi raffronti che sono validi contributi
alla conoscenza delle stesse.
(pp.
208 £ 20.000 = e 10,33)
Nyaya
Gautama,
Il Nyaya Sutra (a cura di
L.Vittorio Arena)
Il
Nyaya Sutra è il testo basilare del Nyaya, uno dei sei darsana
brahmanici. Questo trattato di logica indiana, il cui equivalente
occidentale per importanza e contenuto è l'Organon
di Aristotele, consta di cinque libri, ciascuno dei quali è suddiviso
in due capitoli, per un totale di 528 sutra.
L'opera è corredata del testo sanscrito traslitterato, di un'ampia
introduzione e di un chiaro commento; inoltre è arricchita da un Lessico attraverso il
quale il lettore può
districarsi agevolmente tra i termini sanscriti. Chiude il volume
un'esaustiva Bibliografia sull'argomento.
(pp.
424 £ 35.000 = e 18,08)
Samkhya
Isvarakrishna,
Le strofe del Samkhya (a cura
di Corrado Pensa)
Il
Samkhya, uno dei più antichi darsana
il cui codificatore è stato il saggio Kapila, si interessa della
sfera della manifestazione universale e spiega l'universo fenomenico con
l'interazione di due princìpi: purusa
(anima) e prakrti (natura). Le
Samkhyakarika di Isvarakrishna
costituiscono il più antico testo della scuola in nostro possesso; la
sua notorietà e autorità sono attestate dai suoi numerosi commenti tra
i quali il più antico è quello ascritto a Gaudapada e che viene
presentato in questa edizione.
(pp.
112 £ 20.000 = e 10,33)
Sivaismo
del Kasmir
Siva Sutra di Vasugupta e Paramarthasara di Abhinavagupta
(a
cura del gruppo Kevala)
Queste
opere appartengono alla corrente filosofica denominata Sivaismo
del Kasmir. Nei suoi Siva
Sutra Vasugupta non presenta una teoria, ma espone sotto forma di
aforismi i passi di un "sentiero" da intraprendere. L'opera è
divisa in tre capitoli che costituiscono diverse possibilità di
approccio alla Realtà trascendente. Nel Paramarthasara
(La Realtà suprema) Abhinavagupta affronta i temi dell'Essere e del
non-essere e dispiega la metafisica monista Trika
in una sintesi che serve da guida a chi cerca la liberazione dalla
schiavitù dell'ignoranza-avidya.
(pp.
254 £ 23.000 = e 11,88)
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